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UN ALTRO EQUILIBRIO - 2019

M'INNAMORA IL MONDO

Ah la senti amor

ora che siamo nudi

piantati nella sala

come due bestie schive

colte dal temporale

e l’unico rifugio

due occhi in cui guardare

 

Ah la senti o no

l’aria delle mie sere

distratte

disperate

che aspettano il tuo corpo

come s’aspetta un treno

non per salirci sopra

ma per trovare pace

 

E non c’è un perché

ma m’innamora il mondo

molto più di te

 

Ah la senti amor

ora che siamo vivi

travolti dalla sera

e non c’è più discorso

e tutto brucia uguale

e non c’è più ragione

né bene né male

 

Ah la senti o no                    

l’aria di queste sere

sommerse

soffocate

le bocche sul cuscino

e poi godere piano

e fingere che basti

la vita che viviamo

 

E non c’è un perché

ma m’innamora il mondo

molto più di te

DONG VAN

Le moto scorrono

sul dorso dell’Ha Giang

come sulla creta

ma senza incidere né terra né realtà

come una cometa

attesa e arresa

al disegno di un’orbita

 

Ho voglia di me

ho voglia di stare a guardare

orizzonti elencati dal passo

traiettorie future

Ho voglia di te

tremendissima quiete

e infinito silenzio che sa

divorare le ore

cenere verdissima

segue ad Ho Chi Minh

polvere politica

sull’antica routine

 

E non c’è più niente

da prendere a Dong Van

e non c’è più niente

da perdere a Meo Vac

attesa e resa

attesa e resa

al disegno di un’orbita

 

Ho voglia di me

ho voglia di stare a guardare

di nascosto l’effetto che fa

non avere parole

ho voglia di te

senza nulla da offrire

mentre i sassi c’accolgono già

per segnare il confine

 

E non c’è più niente

da prendere a Dong Van

e non c’è più niente

da perdere a Meo Vac

attesa e resa

attesa e resa

al disegno di un’orbita

VENTOTTO GIORNI QUATTRO ORE

a Marco Berni

Le certezze come gli scarponi

che si sgretolano

poi solo il respiro detta il tempo

lungo il sentiero di Balto

le voci le maschere i volti

che s’allontanano

con le orme

lasci indietro il tuo mondo

 

Eccola la strada bianca

eccola e non ti fermano

eccola la strada bianca

che ti chiama per tenerti vivo

come chiama quel che ho dentro

e che non so

 

E qui c’è un tipo che mi guarda

che mi parla

che va forte come un diavolo

ulula alla luna ed è una bestia contro il vento

dell’Iditarod

ed ha i miei guanti il mio volto e due occhi

da lupo selvatico

so che ne riporto a casa almeno un po’

 

Sopra i ghiacci dell’Happy River

verso la terza casa sul fiume

quella che ha appeso sopra il tetto un caribù

fuori dall’overdose umana

poche parole e qualche faccia vera

si mangia stretti poi

lo Yukon chiama

 

Eccola la strada bianca

eccola e non ti fermano

eccola la strada bianca

che ti chiama per tenerti vivo

come chiama quel che ho dentro

e che non so

LE CITTA' INVISIBILI

Ersilia e i suoi reticoli tesi

e i cloni desolati di Eutropia

Ottavia e la sua vita leggera

sospesa

e chi illuminerà Bersabea?

E chi saprà educare Leonia?

Chi perso per le strade di Trude

incontrerà la noia?

 

Le città invisibili

sono orizzonti per marinai sedentari

sguardi rincorsi su sentieri immaginari

Le città invisibili

sono la voglia di cominciare daccapo

sono idee

 

Eppure esiste il freddo di Alì

che aspetta che una mano devota

sorteggi chi avrà un letto stasera

e chi riavrà la strada

E dove atterrerà Marilù

che ha aperto le sue ali bucate?

E chi camminerà insieme a Frank

sulle orme delle fate?

 

Le città invisibili

sono orizzonti per marinai sedentari

sguardi rincorsi su sentieri immaginari

Le città invisibili

sono evidenti

però nascoste ai normali

occhi succhiati dalle gabbie commerciali

Le città invisibili

sono la voglia di cominciare daccapo

sono idee

 

LO SCIAMANO BIANCO

a Rallo e Fissou

Non libero ma almeno contento

se trovo il senso di quel che penso

ma tutto intorno ha occhi di brace

brace brace brace

 

Rivoglio le ragioni del mondo

e i segni del sentiero che ho perso

e l’acqua che spegneva la brace

brace brace brace

 

E allora ancora

 

E adesso dimmi tu come dormo

‘sto cazzo di leone sul letto

saranno i trucchi dell’uomo bianco

oppure un bel messaggio dal nonno?

 

Mi dicono che qui mi confondo

soltanto perché vedo più in fondo

sul fondo della cenere brace

brace brace brace

 

E allora ancora               

 

Non libero ma almeno contento

se trovo il senso di quel che penso

tra sogni che non trovano pace

brace brace brace

 

Ma adesso con lo sciamano bianco

che dice di aggiustarmi di dentro

la brace oltre la cenere tace

tace tace tace

UN ALTRO EQUILIBRIO

Mio padre che cammina sulle mani

acrobata sul pavimento nero

e io che ho amato sempre i suoi contrari

applaudo quei due piedi contro il cielo

e piego un po’ la testa per vedere

il segno capovolto di un sorriso

sarà che siamo tutti e due giullari

sarà che non l’abbiamo mai deciso

 

Cerco un’atra volta

un equilibrio vero

tra l’incubo e il pensiero

tra me e tutto ciò che mi devasta

Cerco un’altra volta

quell’equilibrio strano

tra la salita e il vino

tra il sogno

e tutto ciò che non mi basta

 

E adesso che si parla un po’ di te

adesso che non trovi le parole

adesso che proviamo a non scappare

adesso che mi guardi e porti il sole

Sarà che tu sei brava a immaginare

il segno capovolto di un sorriso

sarà che siamo identici e contrari

sarà che non l’abbiamo mai deciso

 

Cerco un’atra volta

un equilibrio vero

tra l’incubo e il pensiero

tra me e tutto ciò che mi devasta

Cerco un’altra volta

quell’equilibrio strano

tra la salita e il vino

tra il sogno

e tutto ciò che non mi basta

LA DERIVA

E avevamo occhi stretti

offesi dal sole

e avevamo un gran bisogno di speranze nuove

“come va?”

a me veniva “come va?”

Ma come vuoi che debba andare

come vuoi che vada

siamo qui da sette ore a lato della strada

“come va?” 

e chiedi pure “come va?”

 

Lei fumava senza guardare

e poi taceva parole

molto vicine a un addio

e il conducente pregava

Pregava e telefonava

forse più saggio che pio

ma senza campo né dio

c’era ben poco da fare

nel cuore del Sudamerica

 

E avevamo occhi stretti offesi dal sole

e avevamo un gran bisogno di bestemmie nuove

“come va?”

a me veniva “come va?”

Ma come vuoi che debba andare

come vuoi che vada

siamo qui da nove ore a lato della strada

e ha vinto Trump

ieri ha vinto Trump

Non lo vedi siamo persi siamo alla deriva

te l’ho detto ‘sta baracca prima o poi schiantava

“come va?”  “come va?”

Col Pierino coreano che gioca alla guerra

e il borghezio americano che governa in terra

“come va?”  e chiedi pure “come va?”

 

Lei fumava senza guardare

e poi taceva parole

molto vicine a un addio

E il conducente pregava

pregava e telefonava

forse più saggio che pio

e senza campo né dio

c’era ben poco da fare

nel culo del Sudamerica

MOSTAR

Di notte lo sai

non muoio quasi mai

se non per te

quando ti spogli e ti sfiori

ti giri e mi chiami

e tutto sembra un parco giochi

per i bambini cattivi

e le bestie feroci

 

T’ho sognata

mentre saltavo dal ponte di Mostar

mentre aspettavo la posta

e una bottiglia non bastava

e neanche tre

senza te

 

Di notte lo sai

non muoio quasi mai

se non per te

quando ti spogli e ti sfiori

ti giri e mi chiami

e ricomincia il parco giochi

e scacci via dal mio cuore

le bestie feroci

 

T’ho sognata

mentre saltavo dal ponte di Mostar

mentre aspettavo la posta

e una bottiglia non bastava

e neanche tre

senza te

 

Senza te

le bestie feroci

TIRAILLEURS

Come l’onta che ritorna

profezia che si conferma

come il livido che pulsa

sotto i sassi di Gorée

come il sangue

sangue amaro

ch’è versato su di te

come il peso che t’affonda

sotto l’onda che ritorna

 

Oh tirailleurs

 

Eccedente umano d’Africa

rastrellato per la pratica

ammassato a barricata

per le libertà europee

ed è carne

carne negra

data in pasto alle trincee

e di nuovo in pasto all’onda

la razzia che si conferma

 

Oh tirailleurs

SISIFO​

Vengano le tempeste

nel cuore dell’estate

e ci divori l’amore

ci bruci la sua sete

e ci consoli ancora

ciò che sentiamo addosso

come te su di me

come sempre

quello che voglio e non posso

 

E lo so che mi guardi

con quella faccia offesa

mentre io punto i piedi

e spingo la mia pietra

e mi consuma la voglia

d’averti ancora accanto

e risalirti le gambe

come un torrente d’argento

 

Si sta quasi bene

tra l’ansia di cedere

e il gusto di precipitare

insieme

 

Tu chiudi gli occhi e guarda

quello che brilla intorno

in tutto ciò che è umano

il gusto dell’assurdo

assurdo questo dolore

mischiato ad un tramonto

e tra ferocia e bellezza

senza alcun senso il mondo

Ma è tutto ciò che resta

è tutto ciò che abbiamo

se non ha senso il viaggio

ci basti il panorama

che sia la fronte appoggiata

nel cavo del tuo seno

o sulla pietra che spingo

e che non amo di meno

 

Si sta quasi bene

tra l’ansia di cedere

e il gusto di precipitare

insieme

 

Vengano le tempeste

nel cuore dell’estate

e ci divori l’amore

ci bruci la sua sete

e ci consoli ancora

la libertà in salita

la lotta verso la cima

basta a riempire una vita

ERESIE - 2015

ERESIE

Corrono contro il vento

Della mediocrità

Portando dubbio e tormento

Là dove c’è Verità

Uomini in preda ai sogni

Scaldati dalla brace

di un'altra idea 
 
Ridono in faccia al mondo

Ed ai suoi servi avari

Figlie di un dio secondo

E di scritti corsari

Donne d’un altro segno

Accese dalla luce d’un'altra idea 
 
Eresie, eresie 

lingue e fruste sulle nostre schiene

eresie, eresie

a tarda notte bruceremo insieme 
 
E sono sabbia nell'ingranaggio

E sono bestie senza collare

E sono i posteri  di Prometeo

E sono un battere senza levare Fuochi dentro la notte

Accesi dalla brace d’un'altra idea 
 
E non saranno né  roghi né ceri

Né  le certezze dei dogmi  

a scaldarli

Non sarà il buio dei misteri

Che sian di fede o di Stato

a fermarli

Saranno notti di vino e calore

Sarà una bocca che inventa un gioco

Sarà il pensiero che morde il cuore Di lei che balla davanti al fuoco 
 
Eresie, eresie, lingue e fruste sulle nostre schiene eresie, eresie a tarda notte bruceremo insieme 

GAGIO' ROMANO'

Mi ricordo bene il viso

che conobbe la prigione

i capelli neri e rustici

il suo nome e anche il cognome

e ricordo quella fame

che lo colse sulla via  

nel bel mezzo dei vent'anni

pane, amore  ed utopia 
 
E ricordo le parole

gocciolate rare e fiere

sopra al tavolo di un bar

sospeso in mezzo alle torbiere

con la timidezza schiva

che hanno i lupi di montagna

la spontaneità ribelle

forte come la gramigna 
 
E i ricordi rotolavano

come pale di un mulino

come rotolano i sogni

di chi non sa viver chino

e quando la leva chiama

per votarlo alla violenza

una mano rom lo prende 

la virtù non è obbedienza
 
Cercami

sulla strada che luccica

ben lontano da qui

tracce da fare perdere

e la bocca che mastica

la bellezza di un “no”

Gagiò romanò 
 
Gira gira la giostrina

con i gagé belli dritti

se li guardi bene in faccia

li puoi leggere negli occhi

gira gira la fortuna  

che accarezza le tue voglie

lei che nega, lei che s’offre

lei che dona, lei che toglie 
 
e Gaeta è un sogno strano

per chi parla di diritti

è una gabbia chiusa in faccia 

è uno sbattere di tacchi

è una corsa che resiste

tra gli schiaffi del dolore

è una schiena sempre dritta 

senza gloria, senza onore 
 
Cercami

sulla strada che luccica

ben lontano da qui

tracce da fare perdere

e la bocca che mastica

la bellezza di un “no”

Gagiò romanò 
 
 

LE MANI SULLA CITTA'

Cosa ti spinge stasera

a parlarmi di nord?

Non i suoi fossi distesi

ad accogliere i tuffi

di tutti noi

Non le sue strade 

ormai sempre più nere

Non le sue notti infinite

passate a sfinire il bicchiere

Eh no

 

Cosa ti spinge stasera

a parlarmi di noi?

dei nostri scheletri in banca 

dei nostri silenzi

persino dei tuoi

di una madonnina

che paga per il suo altare

di una leonessa drogata

che traffica sogni, sul lago, la sera

 

Ma che bell'estate, tutto va bene

le palazzine abusive

sorridono in coro a chi ha già

le mani sulla città

 

Cosa succede, amore?

qual è il fetore che infetta

il tuo cielo e la tua "civiltà"?

Cosa vuol dire "onore"?

chiedilo allo scavatore

che semina i campi a rifiuti e tumore

 

Ma che bell'estate, tutto va bene

le palazzine abusive

sorridono in coro a chi ha già

le mani sulla città

TRA RESPIRARE E VIVERE

a Piergiorgio ed Eluana

Fuori soltanto il sole

E tracce di un’idea

E vita che muove

Lontano dalla tua

 

Fuori tracce di sole

Sull’asfalto bagnato

In vita si muore

Di ciò che non è Stato

 

Fuori tracce di sole

Raccontano di te

Che insegni il confine

Tra respirare e vivere

 

Liberi ad ogni costo

Il nostro corpo è nostro

 

Fuori soltanto il sole

E tracce di un’idea

E vita che muove

Lontano dalla tua

 

Resterà

una terra lontana

dove il solo segno

di proprietà

sia una frase spesa

sulla propria vita

ed in ogni sogno

sono là

a bagnarne i solchi             

perché sia fiorita

perché le somigli

e ne sia misura

come in un profilo

reso dalla luna

si chiamerà Eluana

DANNATA

Vedo te, vedo te

e più in la un po’ d’amore

e più in là la calda idea

di dannarti

tra una stufa e un’orchidea

dentro al settimo girone dell’IKEA

 

Vedo te, vedo te

e più in là di nuovo il sole

e più in là c’è la poesia

dell’averti , dell’averti , averti mia

coi tuoi buoni dieci lustri d’energia

 

Tienimi

dove il dopo non esiste 

sono là

tienimi

se la paranoia insiste

sulla tua età

tienimi

stretto qui tra le tue gambe 

finché vuoi

tienimi

dentro a quello che non devi

e che non puoi

 

Voglio te 

solo te

voglio te

voglio te

ARNALDO

Se rinasco

rinasco coi piedi piantati per terra

su una terra che lascia a mio padre

il sudore d’averla

se rinasco

rinasco da madre che ignora il dolore

che mi applaude la bocca

anche senza ascoltar le parole

se rinasco voglio ancora te

per giurarti il mio amore

 

Se rinasco

rinasco col baffo  e la riga curata

la camicia che ha il prezzo leggero

di chi non l’ha pagata

se rinasco

rinasco da artista con l’animo puro

con il pugno ben chiuso

ed il culo da sempre al sicuro

le otto ore e il diritto all’assalto

ma sulla schiena di un altro

 

Arnaldo

vorrei sapere come stai

nella barba di Beppe 

senza più parole

Arnaldo  

forse un giorno capirai

lo strano corso dell’evoluzione

niente più Tevere per te

ma fiumi di sciampagnone

com’è lontana Roma

com’è spietato il sole

 

Se rinasco

rinasco coi piedi piantati per terra

senza alcuna coscienza

o nessuna coscienza d’averla

se rinasco

rinasco gridando che tutto è squallore

per assolvermi ogni mattina

dalla partecipazione

se rinasco voglio ancora te

per giurarti il mio amore

 

Arnaldo

vorrei sapere come stai

nella barba di Beppe 

senza più parole

Arnaldo  

forse un giorno capirai

lo strano corso dell’evoluzione

niente più Tevere per te

ma fiumi di sciampagnone

com’è lontana Roma

com’è spietato il sole

DENODA

Rotolano i tuoi occhi

verso un abisso più fondo

senza prestare attenzione all’imbroglio dello spazio o del tempo

Migrano le tue mani

a incoraggiare il germoglio

di labbra schiuse su Monterrey

tra la partenza e il ritorno

E le tue dita 

fucili carichi a fiori

ora potranno puntare le vie

della bellezza 

dei tuoi colori 

fuori dal fango in cui affondo le mie

 

Erano gambe spesse 

a penzoloni sul mondo

quelle arrivate da Montevideo

per camminarci un po' accanto

Piedi senza radici 

né rami su cui posare

allora come ora

pronti a non farsi pestare

E ora che al passo delle competizioni

hai preferito l’inciampo

e che il tuo corpo 

più ancora che dei digiuni 

è preda della poesia e dell’incanto

 

A volte sai ti sento,

a volte sai ti sento

sento una voce ribelle che chiama  

dall’altra parte del mare

sento il tuo segno che squarcia la tela e ne sconvolge il grigiore

E ti sento, ovunque sia ti sento

sento il tuo irridere sconsolato

le mie ansie da prestazione

sento il tuo puzzo di cane randagio

che non conosce padrone.

 

Scorrono appiccicosi

i giorni del mio restare

giorni sottratti agli sguardi 

che non s’è osato cercare

Giorni dispersi nell’afa

di una realtà sempre gretta

giorni negati alla vita 

come una frase non detta

E che tu sia perso

nel brulicare di un’alba tropicale

o tra le pieghe impetuose 

di un orizzonte migliore,

o di un discorso trascendentale…

 

A volte sai ti sento 

a volte sai ti sento

sento una voce ribelle che chiama dall’altra parte del mare

sento il tuo segno che squarcia la tela e ne sconvolge il grigiore

E ti sento, ovunque sia ti sento

come si sente il bisogno feroce

di rincontrare due mani tese

come il rimorso che mai perdona

questa mia vita borghese.

SAINTES MARIES

Da Brescia a Saintes Maries

son sette ore di danza

in fuga dalla boria

da produttività

e gli occhi accanto a me

non son fiori di Francia

né vortici manouches

ma perle di Brianza.

 

alé! C’est nous  les etrangers!

alé! C’est nous  les etrangers!

 

La via per  Saintes Maries

segnala la speranza

di respirare altrove

nuove socialità

La "troia di regime"*

avanza con baldanza

arranca ma non cede

rugge di vanità!

 

Mon dieu, mon dieu

qu'est-ce que vous voulez faire?

n'est pas ta fête aujourd'hui!

Mon dieu, mon dieu

qu'est-ce que vous voulez faire?

on y va Saintes Maries de la Mer!

Alé! C’est nous  les etrangers!

Alé! C’est nous les etrangers!

 

Sorridon le Marie

la loro gente avanza

cullando quella santa

che li proteggerà

da campi ed espulsioni

e da quell'ignoranza

che vive nel terrore

delle diversità

Corrono nubi di  note

sopra le teste pare

di chi è venuto a prendere

di chi è tornato a dare

Corrono unite le vite

sospese nell’andare

Corrono i nostri pensieri

e corre  Sara al mare

 

Mon dieu, mon dieu

qu'est-ce que vous voulez faire?

n'est pas ta fête aujourd'hui!

mon dieu, mon dieu

qu'est-ce que vous voulez faire?

on y va Saintes Maries de la Mer!

CRESCEREMO ANCHE NOI

E abbasseremo gli occhi

Pesanti di vergogna

E tu ballerai sola

Vestita dalla pioggia

E abbasseremo gli occhi

E tu volerai piano

Sopra i nostri relitti

Sfiorandoci la mano

Sarà una bella sera

Finita la tempesta

Riprenderai parola

Sarai quel che ti basta

 

Senza doverti sentire madre

Senza doverti sentire moglie

Senza doverti sentire serva

Senza doverti calmar le voglie

Senza doverti sentire troia

Senza doverti sentire pura

Senza doverti sposare un boia

Senza doverci provare ancora

 

E cresceremo anche noi

Imperatori del niente

Maschi ingrassati alla corte

Appassionati di serve

E impareremo anche noi

Che non si comprano, i doni

Per ritrovarci più umani

E un poco meno padroni

E sarà una bella sera

E spazzerò per far largo ai tuoi passi

Saprò stirarti un maglione

E potrò dire d’amarti

 

Senza doverti chiamare madre

Senza doverti chiamare moglie

Senza doverti volere serva

Senza doverti calmar le voglie

Senza doverti volere troia

Senza doverti volere pura

Senza dovermi sentire un boia

Senza volerci provare ancora

COMUNHAO LIBERACAO

Rimini, Rimini, Rimini, Rimini tierra de sabbia fina

de tesori in cantina

de animali strani

Formiconi e pescecani 
 
Si riparano ombrelli

Si affilano coltelli

Costruiscono castelli

Tanto Gel-li tra i capelli

Con la mazza che avanza

Sotto la panza e la finanza 
 
O  crucifixo per ombrellone

E per cuscino  la ventiquattrore

e la particula

con un velo di caviale

Sei sempre fantastica… Comunhão! 
 
Rimini, Rimini, Rimini, Rimini tierra de sabbia fina

de registi in cabina  della sanità  e trallalleru trallallà 
 
S‘accudisce il picciotto

E si obbietta al diritto

sentinelle in piedi

E amichetti in ginocchio

E siam tutti Daccò-rdo

Che se paghi me lo scordo 
 
Noi che siamo agnelli 

gettati in mezzo ai Lupi

E i tempi sono cupi, eh se son cupi! Nun se pode nemmeno

piazzare o proprio  figlio

O pregare o bianconiglio

De tornare balena 
 
Comunhão Liberação!

ALLA SERA

Come il clandestino

teme e brama la frontiera

io temo ed amo te

quando scendi calda e profumata 

dolce sera

come scende il caffè

Come il monte incontra gli occhi

che il bosco ha difeso

così a notte incontro i sogni

che la vita ha offeso

 

Come non c'è via sensata

dentro la bufera

non c'è strada o perché

che mi porti via

da questo odore di galera

di noia e polvere

e non c'è segnale che

sappia guidare il passo

solo dubbi a piantonare

i limiti del "posso"

 

 

Ma cos’è, cos’è

che mi fa ragionar di te 

Amore, Amore, quando viene sera?

Ah cos’è cos’è

che mi fa ridere di me

e del mio dolore

quando viene sera?

Forse perché a sera brucia

ciò che non è stato

Forse perché a sera sboccia

ciò che ho seminato

 

Ah cos’è cos’è

che  mi devasta il cuore e

mi lascia solo e perso nella sera?

Forse il vuoto che

sa sgomitare per uscire

ad incontrare  il  nulla della sera

Forse perché ho ucciso dio

ma continuo a sentirlo

Forse perché ho sempre spazio

per un altro pirlo

 

Ah com’è com’é

che ci fai bere e domandare

senza tregua

benedetta sera?

Eh cos’è cos’è

che ci fa amare

ogni tuo ombra 

ogni tuo male

maledetta sera?

Forse che abbiamo imparato

ad aspettar mattino

e che più che la preghiera

ci consola il vino

 

Soffia dolce sera 

spegni lume sulla cera

spegni gli occhi

che ho piantati addosso

parlami d’amore 

di speranza, di rancore

tutto quello che non ho promesso

 

Liberami dal tepore 

strappa via il suo velo

fa che mi risvegli pronto

ad assaltare il cielo

EPPUR BISOGNA ANDARE - 2013

TIME FOR LEAVING

O specchio specchio delle mie brame

perchè mi guardi e ridi?

perso nel fondo di un bel castello

mi scopri a pugni chiusi                                          

Non lascerò che sia che il mio volto

a ricordarmi

quanto è amaro il gusto dell'amarti

puttana patria, questo mio andare

ultimo dei tuoi parti

 

Rolling 

will go my life

has come the time for leaving

walking 

will go my mind

has come the time for moving

 

Cos'è che scuote i tuoi pensieri quando arriva il tempo livido

dei resoconti?

com'è il sapore dell'inutile

mischiato alla routine

che si divora i giorni?

Sarà la libertà di perderti a donarmi un'altra volta il gusto dell'amarti

povera  patria, del mio restare

tu non sai più che farci

Rolling 

will go my life

has come the time for leaving

walking 

will go my mind

has come the time for moving

O specchio specchio delle mie brame

non so se ancora ridi

steso sul fondo del mio cassetto

vuoto di facce miti

fuori da te c'è un'altra vita

un'altra strada 

un'altra bocca

buona a consolarmi

lontano da una terra avara

nuove fantasie impreviste

pronte a innamorarmi

MALATESTA

Dei campi irrigati

a bestemmie e sudore

di schiene ormai stanche

di reggere il sole

tu cantami o Diva

di un'ira funesta e molesta

Si tinsero i prati

di un altro colore

si tinse il matese

di un'altra opinione

e i boia tremarono al suono d'anarchica festa

Mala testa, Malatesta

 

Si udirono l'eco

di un'alba lontana

si videro uomini

alzarsi, cadere

e dipinger di rosso

due anni più una settimana

malalingua

che ti sciogli in maledizione

mala bocca

che mordi la mano al padrone

Malatesta

che hai osato pensare la rivoluzione

pagherai

 

L'odore d'Egitto

il sapore di Siria

di pane argentino 

di fumo di Londra

e d'oro alla causa

nel cuore della Patagonia

è odore di sogni 

di vino e utopia

di carne bruciata

e di prigionia

di guardie alla porta

del tempo che scivola via

 

Ma dove è memoria

non può più il bastone

e dove è silenzio

si spande la voce

dei mille che ancora si giurano

sopra il tuo nome

che sarà sveglia

la Bella Addormentata

poco importa quel che costerà

se una lacrima o una granata

libertà, libertà, libertà

KAMIKAZE

Nei ventri vuoti il rancore

amplifica sogni e coraggio

impazza la repressione

a vendicare l'oltraggio

e cadono i fiori sul prato

la falce li abbatte nel sangue

i cingoli del carro armato

sovrastano un sole che langue

 

E tu ti chiedi dov'è la voce di dio

 

E cade per terra falciato

il bimbo di basso rango

col viso infelice segnato

dal triste destino e dal fango

ma s'alza e i suoi occhi rapiti

si veston di mille colori

sparisce il suo viso nei prati

tra la speranza ed i fiori

 

E tu ti chiedi dov'è la mano di dio

 

E corre lontano dal vuoto

di un dio sordomuto e impotente

lontano dagli occhi di un padre

col piatto stracolmo di niente

e corre ma il labbro gelato

non dona infantili sorrisi

così troppo verde è il suo prato

ritaglio di campi elisi

 

E tu mi chiedi dov'è il volto di dio

 

E il volto di dio va' a cercarlo

tra i resti dell'altra gente

la sua mano che ora è la mia

si alza feroce e potente

e vieni a sentire il miracolo

del suo grido che si fa il mio

adesso che esplode in boato

la senti la voce di dio?

DOMINGO

Suona un'orchestra per noi

questa sera

è domenica

Tavoli colmi di gente

ricolma di sé

File di facce educate

che in fondo è domenica

Stringe il vestito da festa

sul collo perché

è una perversione

questo star con te

perderti m'ammala

m'annoia l'averti

 

Suona una banda gitana stasera

è domenica

danzano stretti in un battito

rom e gagè 

gonne retró che decollano

e  vino che nevica

sopra una plaza escondida

a bisbigli e cliché

 

E io sono già là

senza te

senza te ancora

Chiamerò libertà

questa voglia di evadere

questa voglia di seminare addii

 

Ma quando il  giorno mio si farà sera

dentro a quel giorno io ti cercherò

perché sei ingenua

quanto una preghiera

tu sei farfalla nel mio stomaco

E sarà un giorno vestito a  festa

e un'altra volta ti rivorrò

princesa linda dentro alla foresta

dei tuoi capelli

mi perderò

MIGRANTI (TALK)

Ma è proprio la sera che se alzi lo sguardo intravedi lontano l'altra Arequipa. Quella della polvere. Sconfinata e imprecisa quanto definita e raccolta è quella del sillar.
Questa Arequipa vista dal centro non fa che contribuire alla scenografia, con i suoi mille puntini luminosi che sfumano lontano fino all'orizzonte.
Vista da dentro però è un'altra cosa. Racconta una storia diversa.
L'Arequipa della polvere si compone di distritos, pueblos, barrios lontani pochi minuti dal centro e anni luce dagli occhi dei gringos. Qui gli sguardi della gente  non sono quelli rapaci di Plaza de Armas, pronti a piombare sul turista ingordo.

Qui gli sguardi cercano per lo più  la terra.

La terra della chacra, verde di fertilità, dove avanzano curve sugli ortaggi schiere di donne.

Mondine delle Ande.

La terra delle strade, che lontano dall'irrigazione si fa brulla e avara.

Migranti. Per la maggior parte. Di migrazione interna. Perché  Arequipa è l' El Dorado "vicino" per chi non può permettersi di sognare un po' più in là. E allora   in marcia, questa volta verso sud. Dove i terroni del nord trascinano  sui cerros nuovi mosaici di colori, vestiari, musiche. Speranze.

MIGRANTI

Vagabonda la speranza

vagabonda oltre il confine

vagabonda la miseria

sulla strada senza fine

si consuma tra i colori

delle facce imbastardite

l'orgia dolce delle razze

delle lingue, delle vite

 

Vagabonda la speranza

e si scardina il confine

tra la fame e l'abbondanza

tra il barbarico e il civile

turisti dell'edilizia

sul lato grasso del mare

schiene curve, scarpe rotte

ma bisogna sempre andare

 

E ci insegnano i padani

che anche il nero è tollerato

se è il colore del denaro

meno quello da abbronzato

e ci insegnano i padani

che il contratto serve a poco

attenzione all'assunzione

crepi sempre il giorno dopo

 

Vagabonda la speranza

vagabonda senza fine

tra recinti e barricate

oltre il nulla di un confine

oltre l'odio degli obesi

di una civiltà in declino

regolare è già ogni uomo

e ogni cuore clandestino

MAGIABORDEAUX

Merci Bordeaux

pour ta bonne terre

pour tes roues pourries

pour ton cœur ouvert

merci Bordeaux

pour ta bonne terre

pour ton cœur ouvert

nous as voulu bien

 

Bordeaux, Bordeaux

profumo di danza

e di sacco a pelo

farcito a speranza

voilà Bordeaux

svergognata e pazza

tutti lì per noi

gli occhi della piazza

 

Bordeaux, Bordeaux

l'unico pedaggio

lo versammo al fiume

che ti renda omaggio

voilà Bordeaux

mademoiselle superbe

je suis pas étranger

dans tes jambes ouvertes

PER STRADA

 

T’ho sognata che atterravi

tutta nuda su di me

piccolina come un chicco di rugiada

E crescevi sul mio petto

come un bocciolo di rosa

per trovare delle labbra mie

la strada 

La strada

 

E ho sognato di accamparmi

sotto la tua gonna ariosa

per scovare lentamente dossi e vani

Scompigliata dalla fretta

di mentire al tuo domani

t'ho sentita arrampicare le mie mani

a te

 

Ed un giorno avevi gli occhi

verdi e densi di perché

sguinzagliati su una faccia vanitosa

Ed un altro neri e liberi

come il vento del maghreb

custoditi da una seta misteriosa

e maestosa                                                           

Ah se fossimo gendarmi

di felicità normali

questa sera forse non ti cercherei

Ma è la noia sai che uccide

più di Civiltà e cambiali

ed allora, allora fottila se vuoi 

stasera, con me, ancora e ancora

 

T’ho sognata che atterravi

tutta nuda su di me

disarmata come un chicco di rugiada

E ti cercherò di nuovo

ogni volta che i miei “se”

sapran cedere alla voglia ovunque vada

 

E ogni volta che avrò il gusto

di incrociare il mio cammino

coi tuoi passi

senza chiederti né averti

Senza sapere il tuo viso

né il tuo nome per chiamarti

i tuoi occhi sì, vedrai 

saprò incontrarli

per strada

RESISTENSA

 

E la dorma 'n de la sera

la montagna e i so' segrécc

com'en fiur de primaèra

töt scundìt sota la néf

le fa sito po' a le pèste

sparnegade 're ai sìnter

'ndoe che la tera la profuma amò

del sanch dei scecc de jer

E la dorma la memoria

sota al gran bordèl d’encö

nele stanse de la storia

sa desmentega de töt

tropp de lonss l'è la miseria

e la pora e la fam düra

quand che la mort la ghera 'n nom

la se ciamàa dittatura

Cöntem so' alura 'n po tè 

partigian col gropp en gola

che dirè a 'n bicer de ross

ta ma 'nsegnet piö che a scöla

chel che l'era la montagna

scarpe rote, sciop en ma'

per tirà 'nsema l'Italia

obligat po' te a copà

“L'era grama là la eta

con el frett déter nei oss

e nel cör  una ferida

piö profonda de la not

sa 'nsomiaa la nostra tera

el pa' calt, la fomna en bras

e finì st' ostia de guera

per negà sot'ai so' bas

Quand che 'nvece l'otra zét

per le strade 'nsomeaa cioca

mucelada 'ndel piazàl

batia le ma',  dervia la boca

a 'scultà 'l so ditatur

che de guera 'l ghera oia

bogia piena e vistit scür

el culur de töcc i boia

E i ga dit che gom ensìt

che ga ensìt la libertà

però chel che gom pirdit

ie i compagn ch'ie piö turnacc

chei che ga lasat söl  mut

el sancc fresc dei so' vint agn

e 'l basì de da' a la mama,

e 'n dumà ch' egnerà mai

La ve' so amò 'n otra sera

coi so' udur e 'l so' vent fresch

sofia so la me' bandera

e 'l ma dis pianì a l'orecc

chesta che l'è mia 'na fola

che i ma cünta quater vecc

resistensa l'è 'l culur

che ga 'i öcc dei noster scecc

resistensa l'è 'l culur

che ga 'i öcc dei noster scecc

NINNA NANNA A UN AMORE

 

Ninna nanna per te che sveglia

questa notte mi penserai

rannicchiata dentro a un giaciglio

che lo so non rivedrò mai

ninna nanna per te che meglio

certo adesso vivrai perché

sei al riparo da tutte le ansie

che il mio presente porta con sé

 

Ninna nanna a tutti i momenti

costruiti e sciupati insieme

Ninna nanna ai troppi discorsi,

a parole spese "per il tuo bene"

Ninna nanna ad un seminato

da cui nulla germoglierà

Ninna nanna alla nebbia densa

della tua assenza in questa città

 

Ed adesso che finalmente

siamo riusciti a sbatterci fuori

ed abbiamo di nuovo in volto

la meraviglia dell'esser soli

fa che il tempo porti via il gusto

della tua pelle sopra di me

e che possa un ninna nanna

addormentarci anche il dolore

PERIFERICA

Tu semini deserti, deserti e poi

ancora ti lamenti d'avere fame

Tu cavalchi deserti, ma in fondo poi

qualunque tuo percorso porta a un cognome

E ti rimproveri d'essere ancora qui

ma se campagna chiama risponderai un'altra volta sì

 

Ed il fosso è il mio oceano d'estate

ed il monte il mio Grand Hotel

Spighe gravide e spettinate

e vigne che mi temono sapendo già

d'essere presto spogliate     

 

Tu semini deserti, deserti e poi

ancora ti lamenti d'avere fame

Cavalchi i tuoi deserti 

ma il vuoto poi

di nuovo morde dentro

e ti chiedi come

E  ti  rifugerai un'altra volta qui

perché  se  terra chiama  risponderai un'altra volta sì

 

Ah come odora di fresco st' estate

come odori di fresco te

Ah quel sapore di  gonne alzate

dal mio fratello vento

e qualche volta anche da me

dal mio fratello vento

e qualche volta anche da me

 

Con i grilli ora canta l'estate

e d'estate io canto te

per  le  vie non ancora asfaltate

dall'ansia del mio tempo

dal grigio dei cliché

dall'ansia del mio tempo

dal grigio dei cliché

SATURDAY NIGHT FEVER

Saturday night

I felt your breath here

blowing so sweet 

blasting  my life

and the sheeps were there

all around me

weaving friendship 

drinking some shit

 

Saturday night

I felt the nonsense

of my walking 

more than usual

and I saw my lake with other eyes

asking  for depths 

begging silence

And I saw your eyes

with other eyes

you're not a godsend

but just a spell put on my mind

and  don't know why

I can't get rid of you

and  don't know how

I can extirpate you

 

Saturday night

I felt how the desert

can invade you 

overcome   you

and I asked my lake

to give me some peace

give me some peace in its deepness

And I asked my lake

to douse the nonsense

to tell the answer 

give me  solace

but don't know why

the lake kept silent

and don't know how  

life just won

Copyright © 2020 Alessandro Sipolo. Tutti i diritti riservati.

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